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UE & BOs / Mercato dell’Energia in Albania

Portale UE & BO / MEA

Questo portale è parte del Centro Albanese per Regolamento e Conservazione dell’Energia. ACERC è un centro think tank con focus di riferimento il mercato dell'energia in Albania e la sua integrazione in quello regionale (IEM). La missione dell’ACERC si basa sulla conoscenza approfondita dell’acquis dell’UE e il quadro regionale dell'energia, nello sforzo di fornire un contributo qualificato alla promozione della liberalizzazione e l’integrazione efficace, così come l'uso efficiente delle risorse energetiche.

Attività principali dell’ACERC consistono nell’offrire collaborazione e supporto agli operatori nelle ricerche di mercato, tramite il licenziarsi dei rapporti, articoli e periodici. Il cour del quale si esplica nell’accompagnamento alla fase di sviluppo delle capacità istituzionali attraverso corsi di formazione, seminari e conferenze nazionali e regionali. Iniziative completati con l’offrire la rappresentanza e il sostegno dentro il forum chiamato alla scuola di regolamentazione Albanese.

Per quanto qui sopra, vi invitiamo a trovarci al Sito Ufficiale di Acerc | Albanian Energy Market - AEM Group in LinkedIn.

TAP Albania: A History of respect for traditions, cultural heritage and the environment, 23 October 2015 (in Italian)

Aggiornamenti MEA Agosto 2015 Posted on Sun, October 25, 2015 09:20:56

TAP a Vithkuq: Una storia di rispetto delle tradizioni, del patrimonio culturale e dell’ambiente23 ottobre 2015

A giugno 2015 TAP ha dato avvio ai lavori preparatori per la realizzazione del gasdotto in Albania. Si è trattato dell’apertura del primo vero e proprio cantiere del progetto nel paese e ha preceduto la fase di costruzione del gasdotto, lungo 215 kilometri, che attraverserà l’Albania come parte della più grande catena del gas che collegherà l’Azerbaijan all’Europa. Questa prima fase è incentrata nella ristrutturazione e costruzione delle strade di accesso e ponti attraverso i quali i materiali di cantiere e le attrezzature verranno trasportati.

Una delle aree in cui i lavori preparatori sono cominciati è Vithkuq nel comune di Korça. È stata pianificata la costruzione e la ristrutturazione di circa 13 km di strade e la riqualificazione di quattro ponti sull’asse Ura – Floq – Vithkuq.

Questa regione è molto particolare ed è rinomata per la ricchezza del patrimonio culturale e per la numerosità di monumenti, specialmente di interesse religioso. Ci sono tre antichi castelli nell’area di Vithkuq tra cui Bellovoda, Lubonja e Shen Pjeter. Nell’area sono presenti anche 24 chiese e tre monasteri risalenti al XXII secolo, oltre che a più di un centinaio di sorgenti di acqua naturale. Grazie a questo importante patrimonio, la regione di Vithkuq è conosciuta come una delle mete turistiche più note dell’Albania.

Riconoscendo l’importanza di quest’area per il patrimonio culturale dell’intera nazione, TAP ha dedicato un’attenzione particolare alla valutazione e all’analisi tecnica del percorso del gasdotto, in modo da proteggere questi preziosi monumenti e ridurre qualsiasi possibile impatto sul paesaggio circostante. Con questo obiettivo, sono stati svolti numerosi studi di carattere culturale, storico, ambientale e sociale, fin dalle prime fasi di definizione del progetto. Si è trattato di un lavoro complesso che ha richiesto una ricerca di dettaglio e il coinvolgimento di molteplici professionalità che hanno lavorato in sinergia per TAP. Le conoscenze e l’esperienza della squadra di esperti dedicata al tema ha assicurato che le necessità tecniche del progetto fossero conciliabili con quelle del territorio attraversato, minimizzando ogni possibile impatto negativo sull’area.

Questo lavoro ha compreso la definizione di strategie e metodi di controllo per assicurare la messa in atto di misure che potessero mitigare con efficacia eventuali effetti sul patrimonio culturale, ambientale e sociale, fornendo un quadro di monitoraggio (audit e controlli) attraverso il quale TAP vuole assicurarsi che gli impegni nel rispetto dei criteri della Banca Europea per la Ricostruzione e Sviluppo siano rispettati.

“Per noi il rispetto delle tradizioni è molto importante e siamo lieti che TAP abbia tenuto conto delle caratteristiche specifiche dell’area. La nostra storia è testimoniata dagli antichi castelli e dalle chiese, che contengono alcuni dei più preziosi affreschi che esistono in Albania. TAP riconosce questo valore e sta lavorando in armonia con il territorio” – ha commentato Petraq Shore, Sindaco del paese.

Qualora durante i lavori venissero alla luce ritrovamenti archeologici, la squadra di esperti che opera sul campo interromperà immediatamente le attività e notificherà la scoperta alle autorità competenti.

La riqualificazione di strade e ponti contribuirà ad aumentare il numero di visitatori e ad accrescere gli introiti del turismo locale, grazie ad un generale miglioramento delle vie di accesso all’area di Vithkuq. Le rinnovate infrastrutture di trasporto permetteranno inoltre agli abitanti delle aree più remote di trasportare più facilmente la propria produzione agricola nella città di Korça e oltre.

La presenza di TAP nella regione di Vithkuq, come in tutte le altre aree dell’Albania che il gasdotto attraverserà, significa non solo la realizzazione della più grande infrastruttura energetica del paese, ma allo stesso tempo anche importanti contributi e benefici alle comunità locali, alla promozione turistica e dei prodotti del territorio, nel rispetto della cultura e delle tradizioni del luogo.



Albania created the National Center of Business as a Merger of QKR and QKL (in Italian)

Aggiornamenti MEA Agosto 2015 Posted on Tue, October 20, 2015 11:18:58

Albania: Fusione QKR e QKL, creato Centro Nazionale del Business, 19
ITALIAN NETWORK, OTTOBRE 2015

Tirana – Il Centro Nazionale di Registrazione (QKR) e il
Centro Nazionale delle Licenze (QKL) si fonderanno in una sola istituzione.

Il Ministero dell’Economia ha elaborato un progetto che da
il via alla creazione del Centro Nazionale del Business il quale offrirà, in un
unico ambiente, sia il servizio di registrazione per le imprese, come anche
quello di ottenimento delle licenze.



Gli obiettivi a 50 giorni dalla COP21 di Parigi, Gianni Silvestrini 12 ottobre 2015 (in Italian)

Aggiornamenti MEA Agosto 2015 Posted on Sat, October 17, 2015 12:31:22

Ecco perché i risultati dei negoziati di Parigi saranno al tempo stesso scontati, ambiziosi e sottostimati. E se gli obiettivi di contenimento delle emissioni presentati da 135 paesi verranno rispettati l’aumento della temperatura a fine secolo sarà di +2,7 °C rispetto al 1750. L’editoriale di Gianni Silvestrini.

A 50 giorni dall’inizio dei lavori della COP21 (30 novembre-11 dicembre) apriamo su QualEnergia.it uno spazio di approfondimento su questo importante appuntamento i cui risultati saranno al tempo stesso scontati, ambiziosi e sottostimati.

Scontati, perché la maggior parte dei paesi arriva a Parigi avendo già definito i propri impegni. Ambiziosi, perché solo un anno fa l’adesione della Cina era tutt’altro che certa (l’accordo Usa-Cina sul clima è dell’11 novembre 2014). Ma riteniamo anche che alcuni impegni sottostimino i risultati ottenibili: in paesi di strategica importanza, parliamo ad esempio di Cina e India, le riduzioni reali saranno infatti probabilmente ben più consistenti di quelle dichiarate.

Ma vediamo come si presenta ad oggi la situazione. Al primo ottobre, la scadenza indicata per la presentazione degli obiettivi di contenimento delle emissioni, erano pervenuti i programmi e i targets di 135 paesi. Per la prima volta, una vasta area del pianeta, responsabile del 78% delle emissioni totali, ha dunque definito un proprio percorso di contenimento della CO2. E non inficia l’importanza di queste adesioni (al momento mancano solo i paesi arabi produttori di petrolio) il fatto che le date di riferimento e i parametri utilizzati nel calcolo delle emissioni siano disomogenei a causa delle notevoli differenze dei contesti e della cautela con la quale molti paesi hanno affrontato questa scadenza.

Ma quale sarebbe l’incremento di temperatura a fine secolo considerando gli obiettivi contenuti nelle dichiarazioni pervenute? L’accelerazione imposta dalla necessità di mettere le carte in tavola prima di Parigi potrebbe consentire di ridurre di 0,9 °C l’incremento di 3,5 °C stimato l’anno scorso. Cioè, se tutti gli impegni annunciati verranno rispettati l’aumento a fine secolo sarà di +2,7 °C rispetto al 1750. Non siamo ancora ai 2 °C, o agli 1,5 °C, che sarebbero necessari, ma si intravvede finalmente un percorso globale di controllo delle emissioni. Nell’immagine è rappresentato l’incremento di temperatura rispetto al 1750 in base agli impegni assunti entro il 1 ottobre da 135 paesi in vista della COP21 (a sinistra) e l’incremento che veniva stimato in base agli impegni dichiarati un anno fa (fonte: Climate Action Tracker).

Peraltro, come si diceva all’inizio, diverse analisi fanno ritenere che l’irruzione di “disruptive technologies” come il fotovoltaico o i veicoli elettrici consentirà di accelerare la decarbonizzazione di alcune importanti economie.

Prendiamo il caso della Cina che si è impegnata a raggiungere il picco delle emissioni nel 2030. La rapidità dei cambiamenti in atto, segnalati dal taglio del 6% del consumo di carbone nella generazione elettrica negli ultimi 12 mesi, consentirà di anticipare la riduzione delle emissioni climalteranti già tra il 2020 e il 2025. L’accelerazione in atto è visibile anche in altri settori dell’economia cinese, come esemplifica la proposta di realizzare punti di ricarica elettrica in tutti i nuovi edifici cinesi per facilitare la gestione di 5 milioni di auto elettriche al 2020.

E una analoga riflessione vale per l’India dove stanno decollando impressionanti programmi di crescita delle rinnovabili.

Ma anche sul fronte dei paesi più virtuosi si moltiplicano le decisioni volte a rendere sempre più incisive le riduzioni di gas climalteranti. È il caso della Danimarca e dellaSvezia che hanno deciso di diventare totalmente fossil free, o della California che entro il 2030 punta ad avere il 50% dell’elettricità da fonti rinnovabili e a raddoppiare i risparmi di energia negli edifici.

E non va dimenticato il ruolo fondamentale che potrà essere svolto dalle città. Sono almeno tre decenni che migliaia di Comuni di tutto il mondo sviluppano scenari, elaborano programmi e mettono in atto iniziative per ridurre le emissioni. Uno sforzo che ha visto un’accelerazione negli ultimi anni e che verrà potenziato dal raggiungimento di un accordo a Parigi.

Lo stesso si può dire per il progressivo coinvolgimento del mondo delle imprese. Nel mondo sono infatti ormai più di 1.000 le grandi società che effettuano le loro scelte, o lo faranno nei prossimi due anni, considerando il valore delle emissioni di CO2. Questa interiorizzazione del prezzo del carbonio nella definizione delle strategie interne anticipa le scelte politiche dei governi che tenderanno ad estendere sempre di più programmi di ETS o a introdurre delle carbon tax.

E l’Italia? Dopo gli Stati Generali sul clima del mese di luglio, è sceso il silenzio. Nemmeno il Green Act, annunciato per marzo, ha visto finora la luce. Proprio mentre in tutto il mondo fioriscono iniziative e proposte, sul versante climatico il nostro paese non esprime una strategia. La cosa sorprende, tanto più considerando lo stretto legame che può stabilirsi tra le politiche per la riduzione delle emissioni e quelle per contrastare la disoccupazione (pensiamo solo ai risultati conseguibili passando alla riqualificazione “spinta” di interi edifici).

Del resto, allargando lo sguardo alle implicazioni globali del riscaldamento del pianeta, l’aspetto più interessante della lotta ai cambiamenti climatici è proprio lo stretto legame che esiste tra questo impegno e il contrasto alla povertà e alle diseguaglianze, un legame ben sottolineato nell’enciclica di papa Francesco. Gli impatti climatici si stanno già manifestando con particolare forza nelle aree più deboli incapaci di difendersi dalle siccità, dalle alluvioni, da cicloni e tifoni, tutti elementi che in alcuni casi già spingono le popolazioni disperate a lasciare le proprie terre, a trasformarsi in migranti.

Una ragione in più per rafforzare l’impegno di riduzione delle emissioni. E Parigi, in questo senso, rappresenterà un significativo passo in avanti. Cui seguiranno, sotto l’incalzare di devastanti impatti climatici, decisioni sempre più radicali.



IADSA, Italian Albanian Debt for Development Swap Agreement, 14.10.2015 (in Italian)

Aggiornamenti MEA Agosto 2015 Posted on Thu, October 15, 2015 21:33:06

Si è tenuta al Palazzo dei Congressi a Tirana la conferenza di lancio del quarto bando (Call for Proposals) del Programma Italo Albanese di Conversione del Debito (IADSA, Italian Albanian Debt for Development Swap Agreement) rivolto in primo luogo alle nuove 61 municipalità albanesi per il finanziamento di progetti nel settore sociale in linea con le strategie nazionali e con le priorità per lo sviluppo e l’integrazione formulate dal governo albanese nonché in linea con il Programma Italo Albanese di Cooperazione allo Sviluppo.

Lo IADSA si colloca infatti nell’attuale Programma Italo-Albanese di Cooperazione allo Sviluppo ed è volto a sostenere iniziative di sviluppo sociale promosse dalle competenti istituzioni pubbliche albanesi.

La Conferenza è stata introdotta dal Ministro delle Finanze albanese, Shkelqim Cani, dall’Ambasciatore italiano a Tirana, Massimo Gaiani e dal Vice Primo Ministro del Consiglio dei Ministri albanese, Niko Peleshi. Il Direttore dell’Ufficio di Cooperazione dell’Ambasciata italiana, Andrea Senatori, ha presieduto la Conferenza.



“TAP è un progetto che porterà tanti benefici all’Italia” – Intervista del TGR a Edi Rama, Published on Sep 15, 2015

Aggiornamenti MEA Agosto 2015 Posted on Tue, September 15, 2015 18:42:54


Intervista del TGR al Primo Ministro albanese Edi Rama, ospite d’onore del meeting internazionale “Le nuove rotte del Levante. Le imprese meridionali e la sfida dell’internazionalizzazione” organizzato da Fiera del Levante, Camera di Commercio di Bari, Polis Avvocati, Italy World Services, Confindustria Bari e Bat, Corpo consolare di Puglia, Basilicata e Molise e Gruppo 24 Ore.



Commessa in Azerbaijan per Rina Service, 11/09/2015

Aggiornamenti MEA Agosto 2015 Posted on Sat, September 12, 2015 11:32:13

Rina Services si è aggiudicata un contratto per l’ispezione delle attività di saldatura di una tratta lunga 487 km del Trans Anatolian Natural Gas Pipeline, il gasdotto che trasporterà il metano dall’Azerbaijan alla Turchia, dove si collegherà con il Trans-adriatico (Tap) per arrivare in Italia.

Rina Services, riferisce Il Secolo XIX, sarà presente per 30 mesi con due gruppi di tecnici specializzati basati in Azerbaijan e Georgia, che supervisioneranno i test visivi, radiografici, ultrasonori e magnetici condotti sul South Caucasus Pipeline, coprendo tutto il network di saldature. La società ha inoltre aperto una sede in Azerbaijan nel 2014 e in Georgia nel 2015, per poter essere al passo con la forte crescita dei mercati di questa area.



Italian Ministry for Foreign Affairs is offering 8 scholarships with Deadline for applications: 31 August 2015

Aggiornamenti MEA Agosto 2015 Posted on Thu, August 27, 2015 18:29:15

NEWS: Scholarships!

Deadline for applications: 31 August 2015 at 12 a.m. (time in Italy)

The Italian Ministry for Foreign Affairs is offering 8 scholarships for graduates who are nationals of the countries listed below, to attend the Diploma in Advanced European Studies 2015/2016:

  • ARGENTINA
  • ALBANIA
  • ALGERIA
  • BOSNIA-HERZEGOVINA
  • BRASILE
  • EGITTO
  • KOSOVO
  • MACEDONIA
  • MAROCCO
  • MESSICO
  • MONTENEGRO
  • PARAGUAY
  • SERBIA
  • TUNISIA
  • URUGUAY
  • VENEZUELA

On-line procedure via the website of the Italian Ministry for Foreign Affairs before 31 August 2015 at 12 am (Italian time): https://borseonline.esteri.it/BorseOnLine/Registrazione/Registrazione.aspx

The interdisciplinary study programme covers EU Law & Institutions, EU Economics & Finance, EU Policies, European Integration History and Communication issues. The faculty includes top EU directors and officials, university professors and experts in European affairs.

The College provides:

1) Tuition

2) Language training (English, French, Italian)

P.S. Scholarships amount to 700 euro (seven-hundred euro) granted on a monthly basis for nine months from November until July (total of 6.300 euro). Insurance costs for illness and injuries will be borne by the Ministry for Foreign Affairs and International Cooperation (MAECI) for the duration of the study programme. The College shall provide a partial reduction of ADES fees (amounting to 5.000 euro) thus requesting the student with scholarship to pay the amount of 3.000 euro.


For more information:
www.europeancollege.it info@collegioeuropeo.it

EUROPEAN COLLEGE OF PARMA FOUNDATION – Via Università 12 – 43121 Parma – Italy

Tel. +39 (0)521 207525



Il deserto avanza: rischio desertificazione anche in Italia DI MARIA TOMASEO – 25 AGOSTO 2015

Aggiornamenti MEA Agosto 2015 Posted on Tue, August 25, 2015 17:14:04

È a rischio desertificazione quasi un quinto del territorio
nazionale, il 41% del quale nel Sud, oltre la metà del territorio in Sicilia,
Puglia, Molise e Basilicata. Nel mondo già due miliardi di persone vivono in
aree siccitose e questo acuirà i fenomeni migratori. Il rischio è di passare
alla conca di polvere, un punto di non ritorno. Sono i dati che verranno
discussi in una conferenza organizzata dal Cnr domani presso Expo Milano. “Le
aree siccitose coprono oltre il 41% della superficie terrestre e vi vivono
circa 2 miliardi di persone.

Il 72% delle terre aride ricadono in paesi in via di
sviluppo, la correlazione povertà-aridità è dunque chiara. Se si guarda
all’Italia, gli ultimi rapporti ci dicono che è a rischio desertificazione
quasi 21% del territorio nazionale, il 41% del quale si trova nel sud. Sono
numeri impressionanti che raccontano di un problema drammatico di cui si parla
pochissimo” dice Mauro Centritto, direttore dell’Istituto per la valorizzazione
del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche e
coordinatore della conferenza che questo tema vuole invece portare
all’attenzione dell’opinione pubblica e degli stakeholder Siccità, degrado del
territorio e desertificazione nel mondo, incontro che avrà luogo il 26 agosto,
alle ore 14:30, presso il Padiglione Italia di Expo Milano.

“In Sicilia le aree che potrebbero essere interessate da
desertificazione sono addirittura il 70%, in Puglia il 57%, nel Molise il 58%,
in Basilicata il 55%, mentre in Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria,
Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%” continua il ricercatore.
Uno scenario inquietante, che non lascia spazio a dubbi sull’urgenza di azioni
strategiche per arginare o mitigare i cambiamenti climatici. “Entro la fine di
questo secolo le previsioni parlano, per il bacino del Mediterraneo, di aumenti
delle temperature tra 4 e 6 gradi e di una significativa riduzione delle
precipitazioni, soprattutto estive: l’unione di questi due fattori genererà
forte aridità.

Paradossalmente, mentre per mitigare i cambiamenti climatici
sarebbe sufficiente cambiare in tempo la nostra politica energetica, per
arrestare la desertificazione questo non sarà sufficiente, poiché il fenomeno è
legato anche alla cattiva gestione del territorio” aggiunge Centritto “Le
conseguenze di questa inadeguata gestione sono sintetizzate nella espressione
inglese Dust bowlification, da dust, polvere, e bowl, conca. È un concetto
differente dalla desertificazione, giacché anche i più estremi deserti sono
comunque degli ecosistemi (le aree aride includono il 20% dei centri di
biodiversità e il 30% dell’avifauna endemica), mentre le conche di polvere sono
un punto di non ritorno”.

La diffusione di questi territori sempre più inospitali
acuirebbe ovviamente le ondate migratorie in atto. “A essere colpiti dalla
siccità sono infatti i paesi del bacino Mediterraneo, tra i più fragili dal
punto di vista ambientale e antropico. Molte persone che arrivano da noi non
fuggono dalla guerra, ma da aree rese invivibili dalla desertificazione, sono
rifugiati ambientali. E il loro numero è destinato a crescere esponenzialmente
nel prossimo futuro. Occorre un approccio sistemico al problema, capace di
riportare in equilibrio ecologico i territori a rischio” conclude l’esperto.



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